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Entro gli inizi della prossima settimana conosceremo il futuro del Marsala 1912 e soprattutto da chi sarà gestito. Luigi Vinci attende una risposta alla sua offerta, mentre, Bonafede avrà l’incontro con gli attuali vertici domenica 12. Matteo Gerardi & C. sicuramente non faranno trascorrere altro tempo per quel senso di responsabilità che si chiama “amore per la maglia azzurra”. Siamo certi, dunque, che gli angoli stanno per essere “smussati” e presto si conoscerà il futuro del sodalizio marsalese, un futuro che potrebbe vederlo ancora in D. Gli spiragli per il ripescaggio ci sono tutti e Marsala, a differenza di tante piazze a un “Signor Stadio”, oltre, auspichiamo ad una società più forte economicamente.

Ecco cosa ne pensa di questo delicato momento l’ex D.S. Cosimo Tumbarello, al quale abbiamo posto una serie di domande…

Il marsala ha fallito l’obiettivo stagionale, la salvezza. Cosa ne pensa?

“Ho un nodo in gola a trattare questo argomento, ritengo dal mio punto di vista che la stagione è iniziata male ed è finita peggio. La dirigenza stessa non ha mai mancato occasione di rimarcare che la Società era debole e che la salvezza sarebbe stata un grande traguardo. Alla fine, comunque, sarebbe bastato guadagnare un altro punto per evitare i play out,  credo che sia mancato quel pizzico di esperienza, essendo nuovi della categoria”.

 Come ogni estate a Marsala, tante polemiche e futuro incerto. Come andrà a finire?

“Marsala calcistica ogni anno ci ha abituato a queste farse. Questa situazione, secondo me, non fa altro che renderci un pò ridicoli agli occhi della gente e degli addetti ai lavori. Questo è uno dei motivi per cui molti sportivi e aggiungo anche imprenditori mostrano disinteresse e si allontanano dallo stadio. Come andrà a finire non lo so, personalmente penso che il gruppo Gerardi non si metta da parte disputando  un campionato di eccellenza con tanti giovani, salvo nuovi sviluppi nelle prossime ore”.

È giusto passare la mano a chi ha più possibilità economiche? Come giudica le cordate di Luigi Vinci e Peppe Bonafede?

“Passare la mano, dopo tanti anni di gestione da parte di questo gruppo, credo che sia la cosa migliore visto che, comunque, l”attuale dirigenza non nutre la stima degli sportivi, alla luce delle dure contestazioni. Molte situazioni avvenute in questa stagione inducono ad una seria ed accurata riflessione, dalla quale si evince che questa società non gode della stima del pubblico e neanche da parte di qualche altra componente che aveva professato vicinanza e impegno attivo se non ricordo male un anno di questi tempi in occasione di un evento che si svolgeva nella nostra città. In merito a chi si è fatto avanti per rilevare la società, Vinci credo che, sulla base oggettiva dei risultati ottenuti sotto la sua presidenza, potrebbe essere un’ottima soluzione, a condizione che decida lui in autonomia il percorso da seguire. Su Bonafede non saprei, non conosco il gruppo da lui capeggiato. Tempo fa mi disse che ha alle spalle un gruppo di persone non marsalesi ed un Ds di grosso spessore per operare sul mercato in un certo modo”.

 

Lei ha vissuto l’esperienza dell’ultimo Marsala vincente. È stato lei a far entrare Vinci nel mondo del calcio e il rapporto con Gerardi ha vissuto di alti e bassi con Lei da collante. Poi ha preferito mettersi da parte.

“È tutto vero. Abbiamo vinto perché abbiamo programmato tutto in maniera impeccabile con una linea societaria Aziendale e verticistica, dove i ruoli ed i compiti erano ben delineati. Siamo apparsi a tutti molto seri e si è parlato un gran bene di noi. Sul mio ruolo di mediatore tra le parti, credo che l’amore che nutro per questa maglia da marsalese e per quello che mi ha dato questa società negli anni, mettendomi in vetrina nel panorama calcistico siciliano, era doveroso che mi sacrificarsi ogni giorno fino a tarda notte per mettere continuamente acqua sul fuoco, altrimenti a ottobre si sarebbe rotto il giocattolo. Purtroppo le idee di gestione tra Vinci e Gerardi erano e sono totalmente diverse. Vinci e Gerardi hanno una visione diversa per quanto concerne il tipo di gestione e questo li porta a non trovare una intesa.  Ritengo, alla luce degli avvenimenti degli ultimi anni, che la strategia di essere proprietario e dipendente ormai è strutturalmente superata”.