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Gli alunni delle prime medie hanno incontrato i familiari del sindacalista e il coordinatore provinciale di Libera Salvatore Inguì: saranno loro ad insegnare ai compagni più piccoli la sua storia

L’istituto comprensivo “Stefano Pellegrino” adotta Vito Pipitone, vittima marsalese della  mafia ucciso settant’anni fa. Si tratta di una tappa del progetto “Cittadinanza e costituzione: ali verso il futuro” che punta formare una coscienza civica negli alunni a partire dalle principali testimonianze del nostro territorio. Secondo questa “ratio” non poteva mancare un’attenzione particolare nei confronti della figura del sindacalista della Federterra Vito Pipitone, che nel tardo pomeriggio del 7 novembre del 1947 è stato raggiunto allo stomaco da un colpo di fucile a causa del quale, l’8 novembre si è spento, dopo 24 ore di terribile agonia. A raccontare quello che accadde è stato Salvatore Inguì, coordinatore provinciale di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie che ha incontrato gli alunni di tutte le prime medie dell’istituto comprensivo. “Nel 1945 uscivamo da una guerra mondiale devastante. I contadini erano davvero ridotti alla fame, ma non per modo di dire, avevano fame nel senso che non c’era nulla da mangiare. Per questo il nuovo Stato italiano promulgò una legge (Gullo) secondo cui i ricchi proprietari terrieri, che possedevano tanti terreni, avrebbero dovuto cedere quelli che non coltivavano ai poveri, ai contadini. Ma questi, disonestamente, non accettarono la nuova legge e attraverso alcuni sottoposti, cacciarono i contadini che esercitavano il loro diritto. Oggi possiamo dire che la mafia dei ricchi ha armato le mani dei campieri e dal 1946 si è registrato un susseguirsi di stragi. La più nota quella di Portella della Ginestra, dove, su 13 vittime, la metà erano bambini o ragazzi. Per questo intervennero le organizzazioni sindacali, tra cui la Federterra, che si occupava proprio dei diritti degli agricoltori. Ecco, Vito Pipitone era una uno di loro e lottava per questi motivi. L’8 novembre del 1947 si sarebbe dovuta tenere una manifestazione per l’occupazione del feudo Giudecca, ma gli spararono la sera prima. In quegli anni la mafia uccise molti altri sindacalisti in altri paesi della Sicilia, tra cui: Placido Rizzotto, Salvatore Carnevale e Accursio Miraglia”. Gli alunni hanno seguito con partecipazione e numerosi interventi le parole di Salvatore Inguì, raggiungendo la consapevolezza che “chi spara è solo un anello della catena, al cui vertice ci sono persone potenti”. A rendere l’incontro davvero emozionante e decisamente indimenticabile per gli alunni è stato l’intervento dei familiari di Vito Pipitone: il figlio Antonio, la nuora Francesca Carriglio e la nipote Marianna. Oggi Antonio Pipitone ha 75 anni, ma quando il suo papà è stato ucciso aveva soltanto 4 anni e seguirono anni di disperazione e miseria. “Io non ho potuto conoscere mio nonno – ha detto Marianna – ma oggi, grazie a questo e ad altri incontri, molti giovani lo stanno conoscendo e stanno imparando quanto è brutta la mafia”. “Oggi – ha detto la dirigente Nicoletta Drago – i nostri alunni hanno imparato la legalità direttamente dai testimoni, scoprendo che la storia è fatta di azioni e che a volte, come nel caso di omicidi come quello di Vito Pipitone, più che un percorso evolutivo, è segnato da momenti di involuzione. Sono però incontri come questo che producono consapevolezza nei giovani. Costruiamo ponti tra il passato e il futuro, a partire dal nostro territorio”. Dopo questo momento di conoscenza, il prossimo passo sarà la disseminazione: gli alunni delle prime medie insegneranno quanto appreso su Vito Pipitone ai “compagni” delle classi quinte di scuola primaria. Seguiranno visite sul luogo dell’eccidio e in fine sarà realizzata un’aiuola dedicata al sindacalista marsalese.

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