Qui l’autore fa satira sui cinque cassonetti per ogni nucleo famigliare, ma in realtà è questo un raffinato saggio di umorismo, tutto basato sull’autoironia.

                                                                            Il Direttore Nicola Donato

 Ricordo quando si cominciava a parlare d’informatica, di elaborazione e trasmissione di dati, rammento i primi computer, gli esperti che spiegavano a noi ignoranti, come questa moderna tecnologia ci permettesse di fare tutto, come ci potesse aiutare e sostituire in ogni e qualsiasi attività.

Quel ‘tutto’, quell’ogni’ mi si sono impressi nella mente e quando mi sono sentito dire che comunicare a mezzo Facebook o consultare internet o seguire certi  Twitter, equivaleva  amettere a disposizione del mondo i propri dati personali, mostrare i propri gusti, sbandierare le nostre idee, le nostre abitudini e noi stessi lasciando che il mondo entri in casa nostra, sono rimasto scosso. Non mi sto ponendo problemi di privacy, non mi preoccupa che qualcuno sappia che colleziono figurine, o che amo recarmi in Romania, o che preferisco gli abiti di Boggi, però vedere quanto sia facile osservarmi, sapere di me tante cose, comprendere come la penso politicamente, essere edotti sul fatto che sia omo o eterosessuale o che sia credente o agnostico, mi ha convinto della potenza dell’informatica. “Attento” mi diceva mio nipote, un grosso esperto d’informatica dipendente di una società americana che lavora in una loro filiale a Lugano, “qualunque cosa tu faccia lo sanno, essi ti scrutano, a loro non sfugge nulla!”, “Tutti i mezzi sono buoni per osservarti e sapere tutto di te.”.

E quando mi sono visto recapitare in casa cinque cassonetti, a quanto si asserisce, abbinati all’utenza attraverso un codice riportato sugli stessi e che essi sono dotati di un dispositivo che permette di rilevare eccetera eccetera, ho preso paura.

Ho abitato a Milano, dove la raccolta differenziata si fa da anni, ma, tolto le ville che dispongono del giardino, nessuno aveva e ha i propri cassonetti, in ogni palazzo c’era lo spazio dove tutti gli inquilini portavamo i loro rifiuti, divisi ovviamente come è logico che sia.  In altre località esistono i cassonetti sulla strada, per carta, metallo, rifiuti organici eccetera, alcuni sono chiusi e solo gli abitanti del luogo li possono aprire; però di località dove ciascuna famiglia deve tenerseli in casa, non ho mai sentito parlare. E cinque per di più.

“Qui, c’è sotto qualcosa.” mi sono detto alla vista di quei cosi, preferisco chiamarli così, muniti di un segnale che m’identifica e, rivolto a mia moglie “Oltre al codice barre, chissà quali altri marchingegni ci sono, incorporati nella plastica.”, e a lei, incredula: “Lo so io, quei cosici osservano, ci filmano, mostrano al mondo i nostri rifiuti e certamente anche le nostre immagini, l’informatica può tutto!” ho esclamato pensando alle parole di mio nipote, quello che lavora per la società degli Stati Uniti.

Mia moglie non faceva commenti, ma quando, disperata perché non si trovava uno spazio dove collocarli e la collaboratrice domestica propose di metterne uno in bagno, ho avuto un sussulto: “No, almeno lì, voglio la mia privacy … e poi …; io ho fatto il militare e non ho problemi, ma non mi va proprio,quando mia moglie fa la doccia … cerchi di capire.”.

I cosi li abbiamo sistemati: due in cucina, una nella sala da pranzo, uno nell’ingresso e quello della carta nel mio studio, al posto del cestino. Non che quello scatolo blu stia bene sotto il tavolo di ciliegio lucidato a spirito del quale sono tanto orgoglioso, ma non è questo il problema:da lui mi sento osservato e ascoltato. L’altro giorno ero al telefono con mio fratello e, al solito, si parlava dei nostri mali, ma quando ha fatto per chiedermi notizie dell’emorroidi, “Un momento.” gli ho detto, e ho portato il coso in un’altra stanza.

E con mia moglie, “Attenzione alle buste degli affettati, al massimo due la settimana, non vorrei che si andasse a dire in giro che mi dai da mangiare pane e salame.”. E così per la frutta, si sa che la mela è quella più economica e a me non va proprio di far la porte del poveraccio, e così per far scomparire ogni traccia, ci mangiamo torsolo e buccia, e facendo attenzione di non essere nello spazio visivo di uno di loro.

A noi piace tanto il filetto, ma non lascia residui che fungano da indizi portando a esclamare con aria d’invidia che quelli, io e mia moglie per intenderci, lo mangiamo due volte la settimana. Così, lo abbiamo sostituito con le,ugualmente prestigiose,fiorentine, l’osso non da adito a dubbi.

Quei misteriosi cosi che vedono, incamerano, trasmettono, e chissà cos’altro, hanno ridotto le diatribe in famiglia: il timore che si sappia in giro ci ha resi tutti due meno litigiosi, più tolleranti l’uno dell’altro. Nello stesso tempo però, se mi va di fare un complimento a mia moglie, di sussurrarle ‘amore’, di baciarla, il pudore nei confronti di chi potrebbe vedere,me lo impedisce.

E con la donna di servizio: “Tenga ben pulito, mi raccomando, mille occhi ci guardano!”. E a mia moglie: “Controlla sempre, polvere, pavimenti e tutto, non facciamoci parlare dietro.”. Ma ciò che veramente mi crea preoccupazione resta il coso dell’umido: è da quello che ci mettiamo dentro che ci giudicano, e appena mia moglie non mi vede ci butto dei pezzi interi di formaggio, delle confezioni di yogurt che scadranno il giorno stesso del ritiro, dei frutti maturi, devono saperlo tutti che in casa mia non si bada a spese. E lo stesso per i contenitori di plastica, il nome non si nasconde e guai se mia moglie acquista prodotti non di marca.

Amici, questa prima testimonianza sulla raccolta porta a porta sarà anche l’ultima,devo lasciare Marsala e la Sicilia tutta, sono costretto da quanto accadutomi.

Non so … veramente … ma sì ve lo racconto, ma resti tra noi. Non so come, un coso è finito nella stanza da letto, non ci ho fatto caso e la sera mi sono abbandonato a effusioni con mia moglie. L’indomani quando me ne sono accorto … avrà registrato, avrà trasmesso, chissà in quanti mi avranno visto, presto sarò sulla bocca di tutti!

Mi risponderete che siamo una copia legittima, che non abbiamo fatto niente di strano, nulla contro natura; è vero, ma io quella sera … niente, ni-en-te, ora, mica posso andare a raccontare a tutti, come ho fatto con mia moglie, che avevo una forte emicrania!

                                                                                Enrico Borgatti