Assassinio a Venezia, l’ultimo caso di Poirot!

di Davide Licari – Si intitola Assassinio a Venezia l’ultima fatica cinematografica dell’attore e regista shakespeariano Kenneth Branagh giunto alla terza trasposizione del personaggio concepito dalla penna di Agatha Christie, indubbiamente la migliore delle tre. Branagh riprende per il terzo episodio uno dei romanzi meno noti della scrittrice britannica, Hallowe’en Party, pubblicato nel 1966. Tuttavia lo scritto resta solo una traccia di fondo nella narrazione che subisce la riscrittura di Michael Green, sceneggiatore dei precedenti due episodi nonché co-autore di Blade Runner 2049.

Green sposta l’azione in una Venezia appena uscita dal secondo conflitto mondiale, la città lagunare è occupata dalle truppe alleate che importano usi e tradizioni straniere, come Halloween. Ed è proprio nella spettrale notte delle streghe che si consuma il delitto. Poirot viene invitato dall’amica scrittrice Ariadne Oliver a presenziare a una seduta spiritica dai risvolti macabri. In una notte di tempesta, di ombre minacciose, di cantilene infantili, l’investigatore dovrà destreggiarsi tra le stanze di un palazzo signorile infestato dai fantasmi nel quale soli pochi mesi prima era avvenuta una tragedia. Con il timore di smarrirsi Poirot seguirà religiosamente l’unica flebile luce al quale riuscirà ad aggrapparsi per scoprire la verità, il lume della ragione.

Ottime fotografia, a tratti distorta quasi come in una pellicola espressionista tedesca, e messa in scena, così come il cast perfettamente in parte con un Jamie Dornan convincente negli abiti di un medico dell’esercito alleato tormentato dai fantasmi di guerra. Inutile soffermarsi su Branagh, superlativo come ai tempi di Enrico V.

Condividi
Aggiungi ai preferiti : permalink.