Teatro: “Fino alla fine del cielo”, nove racconti da ascoltare.

DAVIDE LICARI – Trattare un argomento scottante come la violenza sulle donne è sempre complicato, troppo spesso infatti la retorica e la semplice celebrazione prendono  il posto di una presa d’atto reale, della necessità quanto mai impellente di creare un significato nuovo, una coscienza nuova che sia in grado di scardinare le cause sociali, economiche, culturali che sono alla radice di questo profondo dramma. A Paceco, all’interno del piccolo ma ospitale teatro Mino Blunda, le attrici del TAM dirette con delicatezza e sensibilità dal regista Massimo Pastore hanno messo in mostra il trauma della violenza sul corpo e sulla mente femminile, e l’hanno fatto dando voce alle vittime, tratteggiando tramite le loro parole anche il volto dei loro carnefice – l’uso del singolare non è casuale -.

“Fino alla fine del cielo” è uno spettacolo teatrale che da anni fa parte del repertorio del Teatro Abusivo Marsala, messo in scena per la prima volta nel 2014 ha sempre riscosso un grande successo di pubblico e critica, grazie all’equilibrio dato alle storie messe in scena che tra loro si concatenano a dimostrazione che tutte le donne sono unite nella lotta contro l’oppressione maschile. Tratto dal libro “Ferite a morte” di Serena Dandini, “Fino alla fine del cielo” racconta le storie di nove donne perseguitate, tormentate e uccise dai propri compagni di vita, e non solo. La scena diviene rappresentazione di una dimensione altra, e le assi di legno del palco, da luogo della doppia rappresentazione di realtà e finzione, si trasformano in alterità, in un ligneo altare sul quale le voci delle povere anime dantesche si consumano nel proprio tormento, trovando il coraggio di raccontare, elaborare e condividere le proprie esistenze.

Nove donne diverse, nove donne ammaliate, sedotte dalla vita che abbracciavano con tutte le proprie forze, che sono state strappate alla vita stessa con bruta ferocia, per mezzo di lapidazione, strangolamento, accoltellamento, combustione, sottrazione di organi vitali, percosse. Nove donne a cui prestano voce e corpo nove eccellenti attrici perfettamente immerse nell’opera, Giorgia Amato, Anna Cammarata, Adele Cucchiara, Alessandra De Vita, Cristina Genna, Giovanna Laura Messina, Cristiana Sanguedolce, Giovanna Scarcella, Sara Russo, coadiuvate da un puntuale Giovanni Lamia, unico interprete maschile dell’opera, all’occorrenza carabiniere con marcato accento siciliano o amante sadico e possessivo. Non salgono sul proscenio Massimo Pastore e il medesimo Giovanni Lamia, quasi in segno di rispetto per la sacralità di quell’altare dedicato a tutte le donne vittime di violenza. E’ forte l’emozione, si percepisce dalle interpreti, ma anche il pubblico non è passivo e recepisce lo sguardo ammonitore di quelle donne.

Presente in sala l’amministrazione comunale di Paceco, rappresentata dal sindaco Giuseppe Scarcella che ringrazia la compagnia teatrale per avere portato nel piccolo comune trapanese un’opera teatrale densa di significati. Presente la UIL di Trapani, che ha contribuito all’organizzazione della iniziativa. Indubbiamente gli spettacoli del 25 e 26 novembre hanno lasciato un segno profondo in chi ha assistito.

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