Trent’anni fa veniva assassinato don Pino Puglisi, il prete che si ribellò alla mafia

di Davide Licari – Trent’anni fa la mafia uccideva don Pino Puglisi, era il 15 settembre del 1993 e l’era delle terribili stragi mafiose volgeva al termine. Quel giorno don Puglisi compiva cinquantasei anni, una vita trascorsa tra gli ultimi, al servizio dei bisognosi, scelte difficili e coraggiose che lo hanno portato a scontrarsi con forze soverchianti, fino alla morte decisa dai boss di Brancaccio, i fratelli Graviano, omicidio eseguito dal killer Salvatore Grigoli.

Dal 1990 don Puglisi era il sacerdote della parrocchia di San Gaetano, proprio in quel quartiere Brancaccio dove era nato, in quella Palermo ancora scossa dalle morti di Falcone e Borsellino. Era una zona difficile della città, abbandonata al degrado, un territorio in cui lo Stato era assente e la mafia onnipresente, proprio qui decise di cominciare la lotta antimafia.

Don Puglisi cercava di salvare i giovani che vivevano in un clima sociale e culturale povero che poteva indurli a considerare i mafiosi alla stregua di idoli meritevoli di rispetto. Il sacerdote si rivolgeva spesso esplicitamente ai mafiosi durante le sue omelie, a volte anche sul sagrato della chiesa; li sfidava coraggiosamente nel loro territorio, e per questo ricevette numerose minacce di morte. Nel 1992 venne nominato direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo e il 29 gennaio 1993 inaugurò proprio a Brancaccio il centro Padre Nostro. Quel 15 settembre del 1993, alle 20:40, venne ucciso davanti al portone di casa con un agguato dai sicari Grigoli e Spatuzza. 

Nel 2013 il killer Gaspare Spatuzza, oggi pentito, ricostruendo il delitto dichiarò: “Gaspare Spatuzza lo affianca alla sua sinistra, Salvatore Grigoli alla destra. Padre Puglisi, con un sorriso, prima guarda Spatuzza, poi Grigoli. Allora Spatuzza, cercando la mano di padre Puglisi per rubargli il borsello che teneva con la sinistra gli intima: ‘Padre, questa è una rapina’. Puglisi, sorridendo dolcemente e con serenità, dice: ‘Lo avevo capito’. A quel punto Spatuzza prende il borsello di padre Puglisi e china la testa per far capire a Grigoli che può sparare. Salvatore Grigoli, che nel frattempo aveva puntato l’arma alla nuca di padre Puglisi, spara un colpo solo, come prestabilito, per farlo apparire un incidente nel corso di una rapina. Padre Puglisi cade a terra. Gli assassini, con passo regolare, si allontanano dal luogo del delitto, a bordo delle autovetture che li aspettavano”. 

“Don Puglisi era nato a Brancaccio e vi era tornato per svolgere il suo servizio pastorale. Proprio questo suo radicamento esprimeva un significato e una forza che i capi mafiosi, mandanti dell’esecuzione, non riuscivano a tollerare – dichiara il presidente della Repubblica Sergio Mattarella -, Don Puglisi dimostrava con le parole e con i fatti che è giusto resistere e ribellarsi alle logiche criminali, che la mafia può e deve essere sconfitta perché quelli in gioco sono i diritti elementari e la dignità stessa di tutti gli esseri umani. L’insegnamento di don Pino Puglisi continuerà a vivere nella comunità nazionale, generando ancora responsabilità e speranza. I valori evangelici che animavano la sua azione quotidiana trovano corrispondenza nei valori civili espressi nella Costituzione repubblicana. Questo aspetto sottolinea come don Puglisi sia anche un eroe civile. La Repubblica è riconoscente a don Pino Puglisi e lo ricorda con commozione a 30 anni dalla morte. La memoria del suo appassionato impegno per il diritto di ogni persona a una vita degna costituisce un ancoraggio e un impulso costante alle Istituzioni, alle forze sane della società, ai singoli cittadini per operare nella legalità e nella giustizia”.

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