Con quasi 1 milione e 900 mila viaggiatori nel 2013, l’aeroporto “Vincenzo Florio” si conferma la principale porta d’accesso al territorio trapanese. Un territorio che grazie all’incremento del traffico aereo è stato protagonista di una crescita economico- turistica che ha cambiato il volto di un’area geografica, posta nell’estrema punta occidentale della Sicilia, ricca di storia, cultura e tradizioni. La vera svolta nel 2009, quando a seguito della sottoscrizione di un accordo commerciale quinquennale con Ryanair, la compagnia low cost irlandese ha iniziato a garantire da e per lo scalo Trapani Birgi una serie di voli di linea (nel 2013 quasi 16 mila) per mete nazionali ed internazionali. L’aeroporto è diventato un vero e proprio crocevia che ha consentito lo sviluppo dell’intera provincia, che grazie all’incremento del numero di visitatori provenienti dall’Italia e dall’Europa ha iniziato ad investire nel settore turistico, con positivi risvolti dal punto di vista occupazionale. C’è un altro aspetto che però non va sottovalutato: lo scalo “Vincenzo Florio” è diventato col tempo una sorta di cordone ombelicale che lega i numerosissimi “emigranti nostrani” (partiti in cerca di lavoro o per motivi di studio) alle famiglie che invece sono rimaste in terra sicula. Per tale motivo alla fine dello scorso anno, con il contratto Ryanair in scadenza e le voci sempre più insistenti di un possibile allontanamento della compagnia irlandese dall’aeroporto trapanese, a sussultare erano stati non solo i rappresentanti del comparto turistico, ma anche i tanti, i troppi trapanesi (e marsalesi) costretti a vivere lontani dai loro affetti e dalla loro terra natia, per tentare di costruire un futuro migliore e dignitoso. Toccherà ora alla Camera di Commercio e ai comuni del trapanese (con l’istituzione della tassa di soggiorno) contribuire economicamente al sostegno dell’aeroporto e almeno per i prossimi tre anni operatori del settore turistico e conterranei lontani dalla loro “casa” potranno dormire sogni tranquilli. Nel frattempo bisognerà trovare delle soluzioni per evitare che a ogni scadenza di contratto con la compagnia Ryanair si metta in discussione il futuro stesso dello scalo, l’economia di un intero territorio e il legame tra chi è rimasto e chi è stato costretto ad andare via.

Di caterina passalacqua