Campobello di Mazara: incendio alla ex Calcestruzzi Selinunte

DAVIDE LICARI – Nella notte di mercoledì 29 settembre un incendio è scoppiato all’interno del ghetto dell’ex Calcestruzzi Selinunte, tra Campobello di Mazara e Castelvetrano, e il corpo di un giovane migrante trent’anni, Omar, è stato ritrovato tra le macerie dai vigili del fuoco. Dai primi riscontri sembrerebbe che il rogo sia divampato accidentalmente all’interno del campo, una struttura industriale da tempo dismessa e occupata dai migranti che raggiungono Campobello di Mazara per la raccolta delle olive. I braccianti avevano allestito delle tende di fortuna e alloggi di cartone, eternit e legno che hanno preso fuoco immediatamente. Nel corso dell’incendio molti braccianti sono riusciti a mettersi in salvo abbandonando il campo prima che le fiamme avvolgessero l’intera area. I migranti si sono riversati in strada dove hanno trascorso il resto della notte, mentre una cinquantina di loro hanno bloccato la strada provinciale 56 in segno di protesta contro le condizioni in cui sono costretti a vivere. “Chiediamo una sistemazione dignitosa, devono capire che noi siamo un valore perché senza di noi non si potrebbero raccogliere le olive. Noi siamo tutti fratelli, sia quelli con permesso di soggiorno sia quelli sprovvisti”, dichiarano alcuni di loro. L’ex Calcestruzzi Selinunte, di proprietà di Onofrio Cascio, è stata chiusa nel 2010 tuttavia nel corso degli anni il sito si è trasformato in un campo per migranti dove i braccianti avevano organizzato la propria vita grazie a un bazar, una zona docce e una macelleria, tuttavia già da tempo denunciavano condizioni di sopravvivenza disumane.

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