C’è un’inquietante somiglianza tra la chiusura di un luogo, per vari motivi ammantato di un qualche significato simbolico e la morte di un uomo pubblico. In ambedue i casi, infatti, la Fine, in senso lato, depone sul greto del fiume dell’ipocrisia tali e tanti detriti da rendere patetica, oltre che ripugnante, la farsa del dolore, del finto rimpianto, della lacrima asciutta. Vivere la fine dello spazio teatrale dell’associazione Baluardo Velasco, è stato come assistere, da vivi, ad un funerale, senza preghiere, ma con tanto incenso. L’anticipazione della chiusura del Baluardo Velasco lanciata provocatoriamente nei giorni scorsi attraverso i social, ha suscitato un clamore francamente eccessivo, considerato l’interesse manifestato dalla classe dirigente di questa città, più incline a gioco e mangiate che a qualsiasi, pur semplice, tentativo di avvicinamento a forme di spettacolo che si discostino, pericolosamente, dalla grassa risata o dalla recita parrocchiale di amici e parenti. Dal 2012 al 2018 abbiamo portato in città il meglio del Teatro e della Musica italiani, senza nulla a pretendere, senza incidere di un centesimo sulle casse pubbliche. Centottanta spettacoli sono tanti, provate a contarli, provate a vedere alcuni dei nomi che hanno calcato i teatri della città. Una sorta, da parte nostra, di investimento a fondo perduto su questa città che ha manifestato, però, la voglia perduta di fondo e sempre più fondo. Gli stessi che non hanno mai varcato la soglia del Velasco, adesso ci fermano, si sperticano in inedite condoglianze, manifestano una tardiva solidarietà. In tutto questo l’amministrazione si è contraddistinta bypassando ogni ipocrisia ed ignorando, praticamente, la chiusura di una realtà cittadina, che, oltretutto, giova dirlo, fu insignita, nel 2012, della “Pergamena Pirandello”. Da parte loro nessun commento, nessuna telefonata di falso dispiacere. Del resto, chi ritiene consono per la città spendere cifre folli per una stagione teatrale, priva di una “reale” direzione artistica, non può abbassarsi a guardare le rovine fumanti del Baluardo. Da parte nostra ci teniamo a precisare che lo spazio teatrale del Baluardo non chiude per debiti, né perché ci sia passata la voglia. Lo spazio teatrale chiude per colpa (o per merito) del microclima mefitico di questa città, dei superficiali giudizi di gente inetta, pronta a parlare di giustizia, di cultura e di legalità, salvo, poi, fare l’impossibile, per tutelare i propri, miseri, interessi. Lo spazio teatrale del Baluardo chiude perché non ha più senso dare alla gente ciò che non vuole. Rispettiamo, almeno noi, la volontà profonda di questa città. Eppure, malgrado tutto, chiudiamo il nostro piccolo teatro con orgoglio per il  lavoro fatto e con la fierezza per tutto ciò che abbiamo costruito e donato.  Un grazie di cuore lo dobbiamo a chi, in questi anni, ci ha seguito con affetto ed interesse. Pochi amici che sono stati lo zoccolo duro di un sogno, di una scommessa che la città ha mostrato di non gradire. Infine,  relativamente agli sponsor,  troppe volte sordi ai richiami della cultura, ci sono due eccezioni che ci preme ringraziare profondamente: la 3Cel che, negli anni impegnativi delle prime stagioni, non ci ha lesinato il suo appoggio e le Cantine “Caruso & Minini” guidate da Stefano Caruso, che ha creduto fortemente nella nostra associazione, dimostrando forte sensibilità per il territorio, per l’arte e per la cultura. Per quanto ci riguarda, con la chiusura dello spazio teatrale faremo in modo di veicolare le future attività della nostra associazione ad altre iniziative culturali, probabilmente spostando la nostra attenzione su direzioni e prospettive finora non percorsi. Grazie a quanti in questi anni ci sono stati vicini, grazie a chi vorrà farlo ancora.

Ass. Cult. Baluardo Velasco – Marsala