LA MAGIA DEL NATALE TRA:

Storia: Tutti noi conosciamo la storia della nascita di Gesù, partorito a Betlemme dalla Vergine Maria dentro una mangiatoia in una gelida notte invernale, ma non sappiamo con certezza assoluta né il giorno né l’anno della sua nascita e della sua morte e la cronologia della sua vita pubblica è molto incerta perché manca una rigorosa documentazione storica. Tuttavia, sulla base di calcoli storici e astronomici si è stabilito che Gesù è nato sul finire dell’anno 748 di Roma, cioè nel 6 a.C. Inizialmente, e per parecchi anni, la data della sua nascita fu celebrata, specialmente presso gli orientali, il 6 Gennaio. Presso la Chiesa romana la troviamo invece fissata al 25Dicembre, data che venne poi adottata a poco a poco da tutte le Chiese. Presso i pagani il 25 Dicembre si festeggiava, in concomitanza del solstizio d’inverno, il Sole invitto e siccome Gesù era considerato il vero Sole, il Sole di giustizia, la vera luce del mondo, fu scelto proprio quel giorno per fissare la data della sua nascita.

Usanze e tradizioni: Tantissime sono le usanze e le tradizioni legate al Natale, ma il presepe è sicuramente il vero protagonista, essenziale per ricreare la Natività grazie anche alle tante statuine chelo compongono, frutto della creatività della gente semplice di una volta e dei bravissimi artigiani di oggi. Un tempo il presepe veniva realizzato con materiale povero: la mattula (bambagia) serviva per fare la neve, ‘i zucchi (tronchi di vite) per la grotta, la carta per le montagne, la stagnola per i fiumi, ‘u lippu (il muschio) per i campi… Numerosi sono stati e sono in Sicilia gli artisti, ‘i pasturari, specializzati nella creazione di statuine del presepe per la cui realizzazione vengono usati materiali diversi: terracotta, legno, ceramica, cera, vetro, corallo, avorio… Famosi i presepi viventi di Caltagirone, Acireale, Siracusa, Messina e Palermo. I personaggi sono tratti dal mondo popolare e tra i più tipici ricordiamo: ‘u spavintatu d’u pirsepiu (lo spaventato del presepe), l’addummisciutu (l’addormentato), Jnnaru (il vecchio che si scalda al fuoco), ‘u ricuttaru (chi fa la ricotta) che rigira il latte nella quarara (pentola di rame)…Spesso vengono rappresentati interi ambienti di lavoro come: ‘u mulinu (il mulino), ‘u parmentu con il torchio per l’uva, le mannare (recinti per le pecore), artigiani al lavoro: ‘u furnaru (il fornaio), ‘u scarpillinu (lo scalpellino), ‘u curdaru (il cordaio), ‘a lavannera (la lavandaia) ma anche la Sacra Famiglia e i Re Magi. Essi celebrano non solo il particolare evento di 2000 anni fa ma anche il suo passato. Un misto di folklore e religiosità che arricchiscono di magia e di fascino la suggestiva atmosfera natalizia e aiutano a riscoprire e valorizzare il patrimonio naturale e storico-culturale della nostra Terra, le tradizioni e i valori originari, gli odori e i sapori di una volta,gli antichi mestieri…. Nella cultura popolare siciliana grande importanza rivestivano i riti che si facevano (e che tuttora si fanno in molti paesi) durante la solenne ricorrenza del S. Natale. Durante laNuvena (novena) çiaramiddari (zampognari) e ninnariddari(violinisti), per lo più ciechi, suonavano davanti alle Chiese e andavano di porta in porta a cantare le lodi al Creatore dietro un piccolo compenso in denari. La Novena durava 9 giorni e finiva un giorno prima della Novena del Calendario. Da qui il proverbio: “L’orvi fannu nasciri lu Bamminu un jornu prima”.Da un pò di tempo si è diffusa anche l’usanza dell’albero e del personaggio di BabboNatale. La consuetudine dell’albero di Natale pare che derivi da un’usanza pagana, adottata in seguito dai Cristiani. I Romani infatti usavano portare in giro, durante le feste dei Saturnali, un giovane abete quale segno della fine dell’inverno e dell’inizio della primavera. In seguito l’abete fu chiamato albero della pace e della vita infinita perché sempreverde. Il personaggio di Babbo Natale invece risale a S. Nicola di Bari, santo divenuto patrono dei giovani, dei bambini e degli studenti ai quali era solito distribuire doni.

Addobbi, decorazioni e regali: Sia l’albero che la tavola vengono addobbati con nastri colorati, palline, pigne, ghiande, candele profumate, stelle di Natale, rami dorati, agrifoglio… E sotto l’albero doni e regali per parenti ed amici con i quali vengono scambiati la notte o il giorno di Natale.

Sapori e odori: Ma ‘a nuttata e lu jornu di Natali (la notte e il giorno di Natale), e tutte le altre feste che seguono, non avrebbero alcun senso se non si mangiasse e non si bevesse in allegria, a volte fino alla gozzoviglia! Le tradizioni natalizie raggiungono il loro apice a tavola e la Sicilia ha sicuramente una gastronomia così variegata da renderla unica in tutto il mondo: dai pesci freschissimi e particolarmente saporiti alle carni e alle verdure più disparate. Piatti tipici della tavola siciliana sono in questo periodo natalizio le lasagne o gli anelletti al forno realizzati con una tale maestria da ammaliare qualsiasi palato. E poi le arancine di riso, la gallina in brodo o ripiena, i cannoli, la cassata, la cubaita di mandorle e miele, ‘i sfinci, ‘i cappidduzzi, ‘i cassateddi, ‘i mustazzola, i torroni di mandorla e al pistacchio, ‘a pignulata

Giochi e passatempi: Vivere il Natale vuol dire anche trascorrerlo con le persone e gli amici più cari giocando e stando insieme. La regina dei giochi natalizi rimane sicuramente la tombola, un gioco semplice e divertente cui possono partecipare grandi e piccoli. Altri protagonisti sono i giochi con le carte e quelli di società quali: il Monopoli, il gioco dell’Oca, il Mercante in fiera, Risiko…

Aspettative e speranze: Ma il Natale è anche simbolo della speranza, una speranza simile a quella stella splendente che divenne dito di Dio e indicò la strada ai pastori e a tutti gli uomini di buona volontà. Il Natale è

il tempo migliore per riflettere sulla tanto auspicata pacifica convivenza tra i popoli di tutto il mondo. “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà”! In questa frase si può riassumere il vero obiettivo del Natale che sollecita tuttia contribuire alla pace, soprattutto in questo tempo oggi così travagliato dalla guerra e dalle brutture che ogni giorno segnano la nostra vita. C’è proprio bisogno di un Natale che porti a tutti pace, serenità e gioia, e se riusciamo ad aprire il cuore verso chi è più bisognoso di noi, sarà il modo più bello per vivere un “Natale vero”.

Lu veru Natali

‘Na ‘rutta cu ‘na stidda chi sfaìdda,

un volu d’Ancili chi cantanu l’Osanna,

Giuseppi e la Vergini Maria,

un voi  cu ‘n asineddu chi quarìa

un Bammineddu appena natu

chi stranamenti ‘un riri,

anzi, pari scuntenti,

e lu so’ visu tantu beddu e tunnu

è adduluratupì chiddu

chi succeri nni lu munnu!

Di ‘n Çelu ogn’annu scinni nni la Terra

pì purtari amuri e fratillanza,

ma l’Omu pari fattu pì la guerra

e ‘unn’havi né cchiù cori né crianza.

Assitatu di sordi e putiri,

cuvìa sulu odiu e rancori

e nun pensa e nun viri

a cu’ è sulu, a cu’ soffri, a cu’ mori!

S’abusa di fimmini, anziani e ‘nnuccenti,

si fannu attintati, s’ammazzanu frati…

Natali è paci,gioia, caluri!

Natali è rinascita, è amuri!

Natali è tulliranza!

Natali è Luci di spiranza!

E si ‘nveci di armi si usanu çiuri,

si si cancia l’odiu cu l’amuri,

si a cu’ t’ha fattu mali lu pirduni,

si a un suffirenti allevi li so’ peni,

si lu to’ cori ‘rapi e ‘na manu duni,

si bianchi e nivuri po’ si vonnu bbeni…

ci sarà uguaglianza e paci universali!

Picchì è propriu chissu lu veru Natali!

 

Di Cettina Picciche’