Con la legge 194 del 1978 il nostro paese si è uniformato alle scelte delle altre nazioni rendendo l’aborto legale. Ciò però non ha arginato minimamente la clandestinità degli aborti, ed oggi in Italia si calcolano circa 150.000 interruzioni di gravidanza volontaria, dato pressoché invariato dagli anni ‘60.

La parola aborto deriva dal latino abortus che significa venir meno nel nascere. Si intende con aborto la fine di un percorso vitale del bambino in utero, quindi è fondamentale che lo Stato tuteli il bene più prezioso dei suoi cittadini: cioè la vita umana. I consultori familiari segnano un traguardo importante nella tutela della donna, la maternità, inoltre, rappresentano un passo avanti per le famiglie e per le donne abbandonate, per l’ adolescente, ma anche per tutti coloro che scelgono l’aborto perché credono che rappresenti l’unica via da percorrere in momenti di sconforto e rassegnazione.

Un grande sociologo quale Boltanski ha affrontato questa tematica così importante, in quanto implica un aspetto sociale che spesso si sottovaluta. Bisogna anche prendere in considerazione l’aborto spontaneo, che non è desiderato dall’individuo, ma che per cause del tutto naturali può presentarsi e provocare un grave trauma per la donna e per le famiglie che investono in una progettualità che vede il desiderio di famiglia, di figli ma che, contrariamente, si conclude, con un dolore enorme perché comporta un epilogo infelice. Occorre molta delicatezza nei confronti della donna per affrontare questo genere di situazione, in quanto essere umano, con la sua dignità, con i suoi valori e principi che la rendono modello sociale a cui ispirarsi. Non bisogna mai sottovalutare la sofferenza, il dolore, l’intensità con cui viene vissuto, perché ogni situazione è personale e per quanto tale va rispettata in ogni caso.

 

ANNALISA DI BERNARDO

ASSISTENTE SOCIALE